| ΠΓ inizia a fotografare con una compatta 35mm COMET nel lontano 1980, consumando un po' di Kodacolor e divorando quanto all'epoca disponibile come fonte di informazioni sulla fotografia (nell'era preinternettiana dominava la carta stampata di libri e riviste, come i meno giovani ricorderanno). Ogni tanto scatta con una gloriosa Rolleiflex del 1956, acquistata occasionalmente dal padre per relegarla in un mobile del soggiorno. |
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La passione, stimolata soprattutto dalle letture, preme per passare ad una reflex
35mm (la gloriosa Rollei non è comodissima da portare a spasso). L'attenzione
si focalizza sulla Contax 139 Quartz, che diventa la reflex dei sogni. Il sogno si
concretizzerà solo nel 1983; purtroppo motivi banalmente economici lo spingono
a rinunciare allo splendido Zeiss 50mm fornito in dotazione a vantaggio di un Tamron
35-70 di livello decisamente inferiore, con la certezza che questo sarebbe rimasto a
lungo l'unico corredo fotografico a disposizione. E tale infatti resterà fino ad un triste giorno del 1990 in cui in quel di Manfredonia il corredo verrà ignobilmente rubato. |
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Siamo ormai entrati nell'era dell'autofocus e dell'esposizione programmata; le reflex si sono
ancor di più trasformate
in computer, con lucette, display e menù. Si orienta su un modello di fascia amatoriale
media, una Pentax SFXn con obiettivo Pentax 35-70 (apertura massima non degna di menzione).
Ovviamente autofocus ed esposizione programmata; mentre scoprirà che l'autofocus
costituisce una discreta comodità, l'esposizione programmata non verrà mai
utilizzata, continuando a lavorare in automatismo a priorità dei diaframmi, utilizzando
blocchi della memoria e correzione di esposizione ove ritiene necessario. La Pentax non farà mai, purtroppo, breccia nel suo cuore (come fece la Contax), e di conseguenza anche la voglia di scattare imbocca una parabola discendente. |
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24 rulli scattati in tutti gli anni 90 sono un dato significativo da questo punto di vista, ma
non ancora il peggiore. 4 anni praticamente senza uno scatto dal 2002 al 2006 sembravano proprio
aver messo la parola fine al discorso 'Fotografia'. Poi, grazie ad una vacanza all'estero, si ritrova di nuovo con un corpo macchina in mano, e la voglia di scattare, che evidentemente covava sotto la cenere senza essersi mai spenta, si riaccende. E grazie anche ad un corpo Nikon: una F801s della compagna dell'epoca per la quale acquista addirittura un Sigma 70-300/3.5-4.5; un'ottica economica, ma che consente di provare il brivido di sostituire un obiettivo per tentare di trasformare nell'idea che si ha in mente l'immagine che si ha negli occhi. |
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Nel frattempo è esplosa l'era delle digitali, con dibattiti sempre più accesi alla
stregua di Coppi e Bartali (spero gradirete l'aver evitato il paragone calcistico). Analogista convinto,
ma senza entrare nel corpo della tenzone, si rende conto che l'avvento delle digitali ha almeno un aspetto
positivo: i corpi macchina analogici vengono praticamente svenduti al mercato dell'usato. Non crede ai suoi occhi quando scopre che nella baia sono in vendita F4 a poche centinaia di euro (anche a meno di 300; cioè dico effequattroatrecentoeuro). Quando uscì sul mercato l'F4 costava circa quattro volte il prezzo della Contax, e l'idea di poter anche solo tenerla in mano un giorno sembrava più remota di quella di farsi il giro dell'isolato con una Ferrari. |
| Nell'agosto del 2008 un'asta va a buon fine, e per meno di 300 euro compresa spedizione, diventa finalmente proprietario di una Nikon F4S. Quando arriva (quasi un mese dopo per via di disguidi bancari e ferie varie) si ritrova tra le mani (disabituate allo sforzo di sostenere un oggetto dalla pesante struttura metallica da anni di utilizzo di gadget plastici sempre più inconsistenti) un corpo macchina immacolato, un design bello da togliere il respiro (questi son gusti, lo so, ma il buon Giugiaro lo apprezziamo tutti quando disegna le macchine con le ruote di gomma); un portamento regale da regina madre non più in prima fila, per far largo ai giovani, ma dalla classe indiscutibile. |
| I primi scatti sono fatti con il 70-300 di cui sopra e varie ottiche prestate dalla compagna del momento (Sigma 20-70/2.8, Nikon 50/2.8, Nikon 24/2.8). In attesa di tempi migliori trova nella baia un Nikkor 28-80/3.3-4.5 a pochi spiccioli, successivamente sostituito da un Sigma EX 20-70/2.8. Aggiunge poi alcuni accessori quali un oculare in gomma, un vetrino di messa a fuoco tipo E ed un mirino a pozzetto FW20; poi arrivano un flash SB24 (per lo sfizio di provare prima o poi la sincronizzazione sulla seconda tendina) ed infine (a costo di qualche sacrificio) un Nikon 105mm f/2.8 AF Micro. Con l'F4 inizia anche l'esplorazione del mondo in bianco e nero e, di conseguenza, quello della camera oscura per sviluppo e stampa, grazie anche al supporto della compagna fotografa e di un amico con attrezzatura da camera oscura da anni confinata in garage. |
| I risultati del vecchio e nuovo corso sono visibili, a seguito di una severa selezione, nella galleria. |